Chiamami col tuo nome, la recensione dell'intensa immersione nell'innamoramento di Luca Guadagnino

In attesa della prossima notte degli Oscar, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino colpisce, commuove ed emoziona grazie all'intensità con cui descrive le fasi dell'attrazione e dell'innamoramento

Attendendo il 4 marzo 2018 e la notte degli Oscar, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino è sbarcato anche nelle sale italiane, dove, stando al più che discreto risultato al box office, sta approfittando della spinta data dalle nomination ottenute. Il film del regista italiano è un film internazionale; internazionale è la produzione, così come internazionale è il cast. Italianissima invece è l'ambientazione; Chiamami col tuo nome, girato nei dintorni di Crema e nella bassa bergamasca, è infatti ambientato in quella Lombardia nascosta, luminosa, affascinante e quasi sfuggente che traspare, per fare un esempio musicale, dalla canzone "Lombardia" dei Mercanti di Liquori, così diversa dal luogo comune e dalla percezione più diffusa di regione brutta, frenetica, "cattiva" e incapace di prendere e dare il tempo necessario. Chiamami col tuo nome è ispirato all'monimo romanzo del 2007 di André Aciman, adattato dal regista James Ivory, e vede nel cast Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel ed Elena Bucci.

Chiamami col tuo nome, la trama

Siamo negli anni ottanta – lo sappiamo perché nei discorsi si sente nominare il primo governo Craxi e perché compare un giovane Beppe Grillo in tv, ma in realtà conta poco – e siamo "da qualche parte nel Nord Italia", come recita la scritta all'inizio del film. In una villa di campagna circondata da alberi da frutto trascorrono i mesi estivi il diciassettenne Elio (Timothèe Chalamet) e la famiglia, circondati dal gruppo di amici e di persone del luogo. Ogni estate il padre (Michael Stuhlbarg), noto professore di archeologia, ospita uno studente del post dottorato; quell'anno tocca a Oliver (Armie Hammer), affascinante statunitense dai modi apparentemente un po' spicci.

Oliver si ambienta presto nel piccolo mondo né antico né moderno della famiglia che lo ospita. Tra bagni in fontana e catalogazione di sculture antiche, tra feste di paese e scoperte archeologiche, tra scorpacciate di frutta e biciclettate in campagna, nasce e cresce una reciproca attrazione tra Elio e Oliver. Chiamami col tuo nome, fondamentalmente, racconta questo, in particolare dal punto di vista di Elio, come se volesse raccontare la sua educazione sentimentale.

Chiamami col tuo nome, l'analisi

E così, gradualmente e dopo un inizio in cui appare il sospetto, però presto fugato, che la cinepresa di Luca Guadagnino sia un po' troppo compiaciuta e che possa offrire più fumo che arrosto, Chiamami con il tuo nome ci immerge in maniera sempre più dolce e allo stesso tempo sempre più implacabile nei sentimenti, nei dubbi, nelle tempeste interiori e nel desiderio, soprattutto di Elio; diventando un'opera sempre più intensa, capace di andare nel profondo e di raccontare con naturalezza le varie fasi dell'innamoramento e dell'attrazione.

Lo fa rimanendo quasi al di fuori dello spazio e del tempo, ricreando così, in maniera altrettanto intensa, quell'universo personale e unico creato da chi è innamorato, irreale nel senso che esalta e ingigantisce i dettagli della realtà che in quel momento si sentono importanti. Lo spazio è quasi arcadico ed elegiaco, mentre il tempo segue le coordinate del sentimento e del desiderio, con sequenze in cui il montaggio "taglia" come a voler riassumere i momenti essenziali, e sequenze in cui al contrario il tempo viene quasi dilatato.

Un'impostazione quasi antinarrativa, che più che raccontare una storia nel senso classico del termine vuole raccontare emozioni andando il più possibile in profondità, e che dà allo stile registico di Luca Guadagnino pane per i suoi denti. Il cinema di Guadagnino ha sempre infatti in qualche modo girato intorno alla narrazione classica, anche in film più tradizionalmente "quadrati" di questo come Io sono l'amore (2009) e The bigger splash (2015), preferendo scandagliare e indagare le interiorità dei personaggi; un cinema da sempre fortemente "intimista", che fosse mascherato da melodramma algido e viscontiano come nel caso di Io sono l'amore o da commedia acida/thriller come nel caso di The bigger splash, e da sempre con la forza del "desiderio" al centro dell'attenzione.

Così, in Chiamami col tuo nome, la cinepresa del regista abbandona definitivamente ogni vincolo narrativo e si abbandona a ciò che provano i due protagonisti; girandoci intorno con fluidi movimenti o bloccandosi fotografando i loro volti (il finale con i titoli di coda); osservandoli da lontano mentre si perdono nel paesaggio oppure seguendoli da vicino come un cagnolino affezionato, o sfuggendo per inventare false soggettive o per vagare, anche solo per un attimo, nell'ambiente che li circonda. Innamorandosi, godendo e soffrendo con loro. Inevitabile che quindi l'intensità colpisca anche lo spettatore e gli permetta di immedesimarsi.

Chiamami col tuo nome, le tematiche

Immedesimazione che può valere per chiunque e che va al di là della tematica omosessuale; Chiamami col tuo nome non è una storia d'amore gay; è una storia d'amore, punto.  Che vede il sottofondo omosessuale come un dettaglio in fin dei conti non così influente, ancor più di come fece Abdellatif Kechice con La vita di Adele. Depoliticizzandolo, per così dire, e togliendolo dai confini delle rivendicazione sociale che, per quanto sempre doverosa, anche quando in buonafede rischia di ghettizzare la tematica. In Chiamami col tuo nome no; le difficoltà, le gioie, i timori, le speranze e le delusioni sono le stesse provate da chiunque, e la tematica gay si può così liberare dalle catene  della diversità che, da ogni lato la si guardi – talvolta anche da quello giusto – la legano. Da questo punto di vista, forse Chiamami col tuo nome assume sottilmente anche una chiave di lettura e un valore sociale e politico.

Ancor più sottilmente e molto tra le righe però il vero valore "sociale" di Chiamami col tuo nome, l'elemento che ancor di più lo lega, contrapponendolo, alla contemporaneità è un altro. L'esaltazione  cioè della calma, dei ritmi meditati, delle ore passate apparentemente a far niente e dei tempi necessari a scoprire il bello, che sia quello esteriore, dandogli tempo di colpire anche quando meno te lo aspetti, o che sia un bello interiore da far lievitare con la necessaria pazienza; accostandolo ad una contemporaneità sempre più frenetica, indifferente e stressata, tutto questo risulta strano e in contrapposizione. E forse non è allora un caso che l'ambientazione sia "da qualche parte nel Nord Italia" frenetico e nello specifico nella Lombardia meno ovvia, più tranquilla e più affascinante.

Funzionano a meraviglia le evocative canzoni scritte da Sufjan Stevens, in particolare Mistery of love. Finale lancinante.

Voto 8,5

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Fonte foto://www.facebook.com/dailyarmiehammer/