Venezia 78, l'ucraino Valentyn Vasyanovych dà scandalo con Reflection

Ecco perché il discusso film "Reflection" è stato accolto al Lido da fischi e schiamazzi

È finalmente sbarcato a Venezia 78 Reflection, il film scandalo di Valentyn Vasyanovych. Presentato in Concorso ufficiale, il discusso dramma del regista ucraino è stato accolto da fischi e schiamazzi al termine della proiezione in sala Darsena. Il dissenso degli accreditati era stato previsto dal regista stesso e ampiamente anticipato dalla stampa, che aveva sin da subito definito Reflection un film ostico e d'impatto, perché mette al centro la difficile situazione politica nell'Ucraina orientale.

Reflection: film di Valentyn Vasyanovych solleva perplessità

Prodotto dalla Arsenal Films di Vasyanovych e Iya Myslytska e prossimo alla premiere americana a Toronto dopo il passaggio a Venezia 78, Reflection racconta la storia di Serhiy (Roman Lutskyi), un chirurgo che viene catturato dalle forze militari russe in una zona di guerra ucraina. Mentre è prigioniero, l'uomo subisce tremende sevizie e assiste alle spaventose torture, umiliazioni e violenze alle quali sono sottoposti i suoi commilitoni.

Dopo il rilascio, Serhiy cerca una forma di redenzione tornando alla vita quotidiana di Kiev, nel suo comodo appartamento borghese nel centro della capitale. Prova soprattutto a ricostruire la sua relazione con l'ex moglie e la figlia, che ha bisogno del suo amore e del suo sostegno per poter crescere.

Vasyanovych ha scelto di girare Reflection con attori non professionisti che hanno vissuto in prima persona le operazioni militari e la guerra nel Donbass. Ma il film ha immediatamente diviso la critica. Le maggiori perplessità sono state sollevate dalla violenza che caratterizza l'opera: sono mostrate senza filtri scene di torture per strangolamento, scariche elettriche, perfino con un trapano usato per conficcare le carni.

Reflection: Venezia 78 sconvolta dal film ucraino

Nelle note di regia della Biennale, Vasyanovych spiega che "mettendo in relazione l'agiata vita quotidiana nella capitale e la realtà mortale della guerra, si crea un contesto molto intenso per questa storia sulle paure dei bambini e il loro primo incontro con la morte, e si evidenzia l'impotenza degli adulti". 

È una storia sulla presa di coscienza da parte di un bambino del fatto che la vita umana è limitata. È anche una storia sulle responsabilità degli adulti nei confronti delle persone amate, di sé stessi e del modo in cui esprimono il proprio potenziale.

Nell'incontro con la stampa, il regista ha ammesso che il suo film "si rivolge a un pubblico pensante, un pubblico che non ha paura di sollevare domande dure su traumi pesanti e che non ha paura di cercare risposte". 

Non è un film fatto per intrattenere: è un film difficile, pesante addirittura.

Vasyanovych, tuttavia, ha avuto una enorme  soddisfazione quando, alla premiere in Ucraina, "tra i soldati presenti molti hanno confermato l'autenticità delle scene".

Ovviamente questo è un film piuttosto cruento. È un'esperienza emotiva che vogliamo offrire al pubblico, un modo di rivivere la storia quasi come con un documentario.

Foto: New Europe Film Sales