Venezia 6 - Il ricordo di Claudio Caligari e di Yitzhak Rabin

Fuori concorso l'opera postuma, Non essere cattivo, di Claudio Caligari, mentre in concorso Amos Gitai ricostruisce i fatti che hanno portato all'assassinio del leader israeliano Rabin nel 1995

Ieri è passato, fuori concorso, Non essere cattivo di Claudio Caligari, scomparso lo scorso maggio dopo una lunga malattia. Film che esce oggi in sala, postumo.

Claudio Caligari è stato un regista anomalo lungo tutta la sua carriera, solo tre film in trentadue anni e quattro documentari. Il primo film, presentato proprio a Venezia da Marco Ferreri è stato quel Amore tossico che tanto impressione e scalpore suscitò nella critica e fra il pubblico. Film che raccontava l’esistenza di un gruppo di ragazzi alle prese con la dipendenza da eroina. Film pasoliniano con accenti neorealistici per molti, , gli attori erano tutti dei non professionisti e all’epoca si erano appena disintossicati o ancorano erano dipendenti. Poi nel 1998 realizzò L’odore della notte, film tratto da una storia vera e che affrontava il problema della mala romana. Il film interpretato da Marco Giallini e Valerio Mastandrea che ha sostenuto Caligari, come produttore esecutivo e aiuto regista a finire questo suo ultimo film.

È proprio Valerio Mastandrea, come ha detto in conferenza stampa, che avrebbe voluto il film in concorso ma forse il fatto di essere un’opera postuma avrebbe eccessivamente condizionato il giudizio della giuria, in positivo ma anche in negativo.

Il film racconta la storia di due ragazzi, Cesare e Vittorio, siamo nel 1995 a Ostia. I due vivono una vita in simbiosi, tra spaccio di droga, discoteche, soldi facili, una vita all’estremo, ma i due coltivano intimamente l’idea di una vita diversa. Questo accade quando Vittorio incontra Linda, una ragazza madre e decide di cominciare con lei una nuova vita. Cesare si mette con Viviana, l’ex di Vittorio, e penserà di fare come l’amico, ma la sua natura è diversa, lui è veramente un animale da strada e quella vita consumata sul quel bordo estremo ha per lui un richiamo troppo forte.

Sempre ieri è passato Rabin, The Last Days del regista Amos Gitai, il film ricostruisce gli ultimi giorni di vita del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, ucciso il da un fanatico ortodosso ebreo nel novembre del 1995. Oggi, a vent’anni dalla morte di un leader che ha sinceramente tentano di costruire la pace nel medio oriente, tentando di trovare un accordo giusto con i palestinesi non si può fare altro che rimpiangere l’uomo e il politico. Questo è il tentativo di Gitai, con non vuol fare l’apologeta ma tenta di capire cosa sta succedendo a Israele, l’unica democrazia di fatto del Medio oriente, ma una democrazia che sta rischiando di involversi in una quadrante geografico inventato con un matite colorate e che oggi la guerra in corso dell’Isis sta cancellando con un niente, come una mano di gomma su una cartina geografica in attesa di aggiornamento. Gitai ricostruisce anche le ultime ore di vita di Rabin, ma il regista non crede al complotto, anzi, è convinto che l’assassinio di Rabin sia nato in maniera isterica e spontanea all’interno di un mondo, la destra israeliana, che non riusciva a fare i conti con l’idea che il governo democraticamente eletto scegliesse il “pericolo calcolato” (parole di Rabin) per trovare una definitiva pace stabile e libera con i palestinesi.

A cura della redazione