5 commedie italiane sul mondo del lavoro

Ecco quali sono le migliori commedie italiane sul mondo del lavoro

Negli ultimi anni la cinematografia italiana, soprattutto la commedia, genere tradizionalmente e storicamente sensibile ai cambiamenti della società, si è occupata del mondo del lavoro, settore che più di altri ha subito gli scossoni del lungo periodo di recessione economica, mettendo in seria difficoltà un’intera generazione di giovani. Molte commedie si sono succedute in questi quindici anni, tutte incentrate sul denominatore comune della precarietà del lavoro che porta all’assenza di meritocrazia.

Tutta la vita davanti, film di Paolo Virzì del 2008 con massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, è un lucido e amaro ritratto del mondo dei call center, luoghi in cui vige il precariato estremo e la definizione del lavoratore come numero.

C’è chi Dice No del 2011, diretto da Giambattista Avellino, tratta invece il tema dei raccomandati, contro i quali i tre protagonisti interpretati da Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini lottano con ogni mezzo, non necessariamente legale.

Workers – Pronti a Tutto, film del 2012 di Lorenzo Vignolo con Dario Bandiera, Alessandro Tiberi, Nicole Grimaudo, racconta in tre episodi le avventure grottesche di tre giovani lavoratori precari, tutti seguiti dall’agenzia interinale Workers.

Nella commedia di Gianni Amelio L’Intrepido (2013), Antonio Albanese interpreta Antonio, un uomo che per mestiere fa il ‘sostituto’ e si barcamena in una vita piena di incertezze, anche se il suo personaggio, delicatamente ottimista, è profondamente positivo.

Smetto quando voglio, è una brillante commedia del 2014 diretta da Sydney Sibilia con Edoardo Leo, che vede alcuni amici, valenti ricercatori universitari impegnati ad uscire dalla precarietà lavorativa grazie alla produzione di droghe leggere.