Quali sono registi italiani del Neorealismo

Nel 1943 con "Ossessione" di Luchino Visconti, per gli storici del cinema, nasce il Neorealismo, caratterizzato dall'uso di attori non professionisti.

Il Neorealismo è in genere ambientato in scene d'esterni e la maggior parte delle trame si sviluppano in zone quali periferia e campagna. I protagonisti infatti di queste pellicole sono gli emarginati, i poveri, gli ultimi.

I registi che hanno dato il va al genere, lo hanno alimentato e ne hanno rappresentato gli albori, non sono pochi.

  • Luchino Visconti, come già è stato detto, rappresenta il pioniere del Neorealismo. Tuttavia è noto per aver gettato le basi di questo genere ma, per ovvie ragioni, non ha seguito fedelmente quelli che col tempo diverranno dettami di questa tipologia di film. Nel suo caso infatti si parla di poetica neorealista ma l'uso delle inquadrature, per dirne una, è legata ancora alle produzioni precedenti.

  • Roberto Rossellini ha diretto il celebre "Roma città aperta" (1945) con il quale ha lanciato la grande attrice Anna Magnani. La resistenza dei cittadini della capitale, in attesa dell'avvento degli alleati, viene trasformato in un'intensa opera tragica e corale. Si tratta dunque di un forte Neorealismo, il quale rappresenta la disperazione di uomini semplici che si organizzano contro i soldati tedeschi, ma a causa del fatto che una piccola realtà di una città, diviene, nelle inquadrature, rappresentazione di una situazione enorme, alla stregua di un Paese in guerra, ancora non si parla di un Neorealismo in senso stretto.

  • Vittorio de Sica vince nel 1948 l'Oscar con "Ladri di biciclette". Basato sull'omonimo romanzo di Luigi Bartolini, si tratta di un film che sancisce l'avvento ufficiale del Neorealismo, in senso stretto. La trama è semplice ed è rappresentata da personaggi quotidiani, immersi in una Roma, ritratta in modo assolutamente fedele all'originale, senza esasperare ne i pro ne i contro. E sarà proprio questo elemento a rappresentare la caratteristica fondamentale del Neorealismo.

  • Giuseppe De Santis debutta nel 1947 con "Caccia tragica" ed affronta il delicato tema del banditismo, all'epoca molto attuale per gli abitanti delle campagne. Tuttavia sceglie di staccarsi dal Neorealismo bruto per un'impostazione registica dalla struttura intellettualistica e ricercata, così come lo è la sceneggiatura, ricca di temi, legati a quello principale.

  • Alberto Lattuada giunse ad un Neorealismo quasi estremo, crudo, che i contemporanei faticarono a metabolizzare, con la pellicola "Senza pietà" (1948). Quando fu presentato alla Mostra di Venezia, il film risultò essere uno dei grandi sconfitti, stroncato principalmente per l'eccessiva crudezza della materia narrata e del metodo che fu scelto per rappresentarla.

  • Pier Paolo Pasolini scelse di seguire il Neorealismo soltanto nella prima parte della propria produzione. Molte sue pellicole causarono scandalo, censure e attacchi politici. Film quali "Accattone" (1961) e "Mamma Roma" (1962) descrivono senza mezzi termini ambientazioni periferiche devastate, disagiate, ricche di problematiche e vissute da persone ai margini della società.

Altri celebri rappresentanti del movimento neorealista sono Federico Fellini, Luigi Zampa, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Francesco de Robertis.