Sanremo, le 10 polemiche più eccitanti del Festival: dalla politica al budget

Sanremo è sempre Sanremo, incluse polemiche infuocate come il gesto shock di Celentano nel 1968 e la memorabile edizione del 2003…

Che Sanremo sarebbe senza le sue polemiche? Politiche e musicali, di budget e censura, sono ormai parte integrante dell'evento più amato degli italiani. Mentre si canta e ci si sfida, scandali ed errori sono all'ordine del giorno. Per l'occasione, ne abbiamo raccolte dieci famosissime dagli anni Sessanta ad oggi, cartina tornasole di un Paese che si è spesso rispecchiato in edizioni entrate nella storia non certo per le sue canzoni. 

Sanremo: polemiche più eccitanti del Festival

- 1968: nell'anno della contestazione, anche sul Festival piomba il vento della rivolta. Protagonista di un clamoroso gesto fu Adriano Celentano: arrivato terzo con Canzone di Don Backy (a vincere fu Sergio Endrigo con Canzone per te), il Molleggiato lasciò la sala al momento della premiazione in aperta polemica con la giuria. "Non era giusto che vincesse Endrigo: c'erano canzoni più belle della mia ma anche tante migliori della sua", dichiarò in seguito. 

- 1989: quando era soltanto un comico, Beppe Grillo era scorretto e irriverente. Anche sul palco dell'Ariston, quando comunicò il suo compenso in diretta (350 milioni lordi) e le penali previste dal contratto se avesse detto che "i socialisti rubano". Fu l'inizio di un monologo contro gli autori, la Rai e i cantanti. Celebre il suo "Vai a lavorare!" rivolto a Jovanotti.

- 2001: Giovenale Bottini, tra i primi uomini di Forza Italia e sindaco di Sanremo dalla metà degli anni Novanta fino al 2003, è stato protagonista di un autentico tira e molla tra comune e Rai per il rinnovo delle concessioni che legano il Festival all'azienda di Viale Mazzini. Memorabile il suo commento all'edizione affidata a Raffaella Carrà dopo i due anni di Fabio Fazio, affiancato da Luciano Pavarotti: "Non c'è più posto per fazieggiate e, neppure, per scivoloni come quello del magrissimo presentatore dell'anno scorso che, quando si trattò di consegnare un premio del Comune, disse: 'Cos'è? Un premio dell'eleganza?'. Gli sarei saltato addosso".

- 2001: quello stesso anno, mentre infuria la polemica per la presenza di Eminem (in seguito a un esposto del Centro studi teologici di Milano, il brano The Real Slim Shady finì addirittura in Procura), sono i Placebo a rendersi protagonisti di una performance da ricordare. Brian Molko, drogatissimo, se la prende con il pubblico che si annoia e non applaude. Alla fine dell'esibizione manda tutti a quel paese e spacca la chitarra, guadagnandosi dalla platea un sonoro "Sce-mo! Sce-mo!". 

- 2003: case discografiche, Rai e comune di Sanremo sono sempre più ai ferri corti. A sollevare un polverone ci pensa l'inchiesta del settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, che rivela come per partecipare al Festival i cantanti siano costretti a sborsare fino a 150mila euro. Senza considerare i costi per le prove, le partiture, i fonici, i trucchi e l'alloggio. Il vaso di Pandora è ormai scoperchiato, fino ai dibattiti sui maxi-stipendi dei conduttori dei nostri giorni (per la cronaca: ecco quanto guadagnano i conduttori di Sanremo 2019). 

Festival di Sanremo, polemiche all'ordine del giorno

- 2003: stesso anno, polemica diversa. Cristina Bugatty, cantante transgender, viene invitata da Vittorio Sgarbi a condurre insieme a lui il DopoFestival. Pippo Baudo, direttore artistico, la rifiuta e sbotta dicendo: "È un travestito e, con tutto il rispetto per la gente che si vuol vestire stravagante, il Festival non ha bisogno di travestiti". Sgarbi rinuncia al DopoFestival e Franco Grillini, deputato e presidente dell'Arcigay, presenta un'interrogazione parlamentare per far luce "sull'inaccettabile discriminazione" subita dalla Bugatty.

- 2003: senza dubbio l'edizione più polemica. Dopo Bugatty, tocca a Francesco Cossiga. Sgarbi vuole l'ex "picconatore" al DopoFestival, ma Baudo dice ancora una volta di no. L'ex capo dello Stato non la prende bene e definisce il "Pippo" nazionale "il picciotto siciliano che da tempo non stimo", aggiungendo: "Considero disdicevole mettermi sul piano di un guitto, culturalmente di quest'ordine, quale è Pippo Baudo, la cui cosa più notevole è la gentile consorte. Apparire anche se non contemporaneamente in una trasmissione con lui un po' di schifo me lo avrebbe fatto".

- 2005: Paola e Chiara tornano in gara con la canzone A modo mio. Secondo il sito web Sanremonews, il brano non sarebbe un inedito: sarebbe stato disponibile online sul web, per altro sul sito della Sony Europe. Le sorelle non vengono squalificate, ma il brano è un flop totale.

- 2005: sono gli anni del berlusconismo e la direzione affidata a Paolo Bonolis è foriera di accuse Rai vs Mediaset. Del Noce sdogana la destra e fa gareggiare Califano e Marcella Bella, urlano da sinistra. Bonolis, chiamato in causa, risponde così: "Non sono di An, non sono di centro e non sono di sinistra. Ma non lo dico per essere paraculo. Io sono proprio così. Non credo che lo spettacolo meriti di essere bandierinizzato con etichette politiche. Questo Festival prova ad essere per tutti". In un secondo momento, il conduttore deve anche incassare le accuse dell'opinionista Ezio Vendrame, che gli rimprovera la selezione di Gigi D'Alessio: "Per partecipare ti ha leccato il fondoschiena".

- 2018: Ermal Meta e Fabrizio Moro, vincitori con Non mi avete fatto niente, vengono accusati di plagio. La loro canzone non è soltanto simile a Silenzio, presentata (e poi scartata) a Sanremo Giovani nel 2016, ma condivide anche lo stesso autore. Nonostante il ritornello sia praticamente identico, il regolamento del Festival gioca in favore della coppia perché "il ritornello costituisce meno del 30% dell'intero brano".

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