Un rapporto che il cantautore aveva raccontato in un'intervista del dicembre 2024, in occasione della sua partecipazione al Festival di Porretta Cinema, la rassegna che si svolge dal 2002 nell'Appennino bolognese, a pochi passi da Pavana, la sua casa.
Un legame nato per caso
Guccini non ha mai nascosto di essere approdato alla recitazione quasi per caso, senza alcuna reale ambizione da attore. Il suo debutto risale al 1976, con "Fantasia, ma non troppo, per violino", film televisivo diretto da Gianfranco Mingozzi, in cui interpretava il cantastorie bolognese Giulio Cesare Croce. Ma è soprattutto il ruolo in "Radiofreccia", accanto a Luciano Ligabue, a essere rimasto nella memoria collettiva: Guccini vestiva i panni di un barista, in un film che consolidò anche l'amicizia personale tra i due artisti emiliani, legati non solo dalla musica ma anche dal dialetto. Seguirono poi tre film con Leonardo Pieraccioni e "Musica per vecchi animali", diretto dallo scrittore Stefano Benni, che lo vide recitare al fianco di Paolo Rossi e Dario Fo.
Nonostante queste esperienze, il cantautore aveva sempre ammesso una certa insofferenza per i tempi morti dei set cinematografici, ben diversi dall'immediatezza di un concerto dal vivo, tra attese infinite per il montaggio delle scene.
Uno spettatore più che un cinefilo
Da giovane, Guccini era un frequentatore assiduo delle sale, anche più volte a settimana, complice l'abitudine dell'epoca di entrare a metà film dopo cena. Pur non definendosi mai un vero cinefilo, ricordava con affetto i cineforum degli anni Sessanta e Settanta, occasioni di scoperta di autori spesso sperimentali. Il cinema, tuttavia, non è mai stato per lui una fonte diretta di ispirazione per le sue canzoni o i suoi libri.
Il premio speciale Elio Petri
In occasione dell'incontro a Porretta, a Guccini era stato consegnato un riconoscimento speciale intitolato a Elio Petri, un omaggio alla sua carriera trasversale di cantautore, scrittore e interprete, capace di attraversare musica, letteratura e cinema pur restando sempre fedele alle proprie radici emiliane e alla cultura contadina dell'Appennino.
Un pensiero sulla lingua e sulla cultura
Nel corso della conversazione, Guccini si era soffermato anche su un tema a lui caro: il progressivo impoverimento del linguaggio nella società contemporanea, complice l'omologazione imposta dalla comunicazione televisiva e commerciale, sempre più orientata alla semplificazione a favore del consumo piuttosto che alla ricchezza espressiva un tempo custodita anche dai dialetti.
Riproduzione riservata ©2026 - PCTV
